L'obesità è una patologia multifattoriale, tipica, anche se non esclusiva, delle società dette "del benessere".
Come si misura l’obesità
Il grasso in eccesso viene identificato in due modi:
- il primo, semplice consiste nel misurare il punto-vita, è obesità a 102 cm per l’uomo e a 88 cm per la donna;
- il secondo è fondato sul rapporto tra peso corporeo diviso altezza al quadrato, un metodo facile con il quale si ottiene l’Indice di Massa Corporea o BMI (Body Mass Index, BMI)
[peso (in chilogrammi) diviso per il quadrato dell'altezza (in metri)].
Si definisce obeso un individuo la cui massa di tessuto adiposo sia eccessiva, con indice di massa corporea maggiore di 30.
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Indici di Riferimento
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| BMI compreso tra 18 e 24.9: normopeso |
| BMI compreso tra 25 e 29.9: sovrappeso |
| BMI compreso tra 30 e 34.9: obesità 1° |
| BMI compreso tra 35 e 39.9: obesità 2° |
| BMI compreso tra 40 e 49.9: obesità 3° |
| BMI compreso tra 50 e 59: obesità morbigena |
| BMI maggiore di 60: obesità patologica |
Epidemiologia
Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2005 circa 1,6 miliardi di adulti (età maggiore di 15 anni) erano in sovrappeso, almeno 400 milioni erano gli adulti obesi e almeno 20 milioni di bambini di età inferiore a 5 anni erano in sovrappeso. Le proiezioni dell’Oms mostrano che, per il 2015, gli adulti in sovrappeso saranno circa 2,3 miliardi e gli obesi più di 700 milioni. Obesità e sovrappeso, prima considerati problemi solo dei Paesi ricchi, sono ora drammaticamente in crescita anche nei Paesi a basso e medio reddito, specialmente negli insediamenti urbani, e sono ormai riconosciuti come veri e propri problemi di salute pubblica.
In particolare, l’obesità infantile è una delle più gravi questioni del Ventunesimo secolo.
La prevalenza ha raggiunto livelli preoccupanti: secondo l’Oms in tutto il mondo, nel 2005, ben 20 milioni di bambini sotto i 5 anni erano in sovrappeso.
Il problema è globale: si stima che nel 2010 i bambini con meno di 5 anni di età in eccesso di peso sono oltre 42 milioni e, di questi, quasi 35 milioni vivono in Paesi in via di sviluppo. La gravità della diffusione dell’obesità infantile sta anche nel fatto che i bambini obesi rischiano di diventare adulti obesi. E l’obesità è un fattore di rischio per serie condizioni e patologie croniche come le malattie ischemiche del cuore, l’ictus, l’ipertensione arteriosa, il diabete tipo 2, le osteoartriti e alcuni tipi di cancro (corpo dell’utero, colon e mammella).
L’obesità in età adulta
Secondo le indagini multiscopo Istat, dal 2001 a oggi in Italia è in aumento il trend della quota di obesi.
Nel 2006, la proporzione di obesi si attestava al 10,2%. Valore che sembrava stabilizzarsi nel 2008, quando si è registrato un valore simile (9,9%).
Tuttavia, nel 2008 è aumentata la proporzione delle persone in sovrappeso. Rapportata alla popolazione interessata dalla rilevazione Istat (>18 anni, 50 milioni circa di persone), la stima del numero totale di obesi tra gli adulti è pari a circa 5 milioni di persone.
La proporzione di obesi è diversa per età ed è massima tra i 55 e i 64 anni.
Secondo i dati raccolti nel 2009 del pool delle Asl che partecipano al sistema di sorveglianza Passi, circa tre adulti su dieci (32%) risultano in sovrappeso, mentre uno su dieci è obeso (11%): complessivamente, quindi, circa quattro adulti su dieci (42%) sono in eccesso ponderale. Il sovrappeso è una condizione diffusa e che tende ad aumentare con l’età, è più frequente negli uomini, nelle persone con basso livello di istruzione e in quelle che dichiarano di avere molti problemi economici. Dal confronto con le stime dei due anni precedenti, nel triennio 2007-2009 si nota che il valore delle persone in eccesso ponderale è rimasto stabile: 43% nel 2007 e nel 2008, 42% nel 2009.
I dati Passi confermano l’impressione secondo cui le persone in sovrappeso spesso - e le persone chiaramente obese a volte - non hanno l’esatta consapevolezza della propria condizione. Tra le persone in sovrappeso, infatti, ben il 46% ritiene il proprio peso giusto. Inoltre, un obeso su dieci percepisce il proprio peso come adeguato.
Sul fronte dei consigli degli operatori sanitari, poco più della metà (54%) delle persone in eccesso ponderale dice di aver ricevuto, da un medico o altro operatore sanitario, il consiglio di fare una dieta per perdere peso. E solo il 38% dichiara di aver ricevuto il consiglio di fare regolarmente attività fisica.
I grandi obesi
Il Passi riesce a stimare anche la proporzione di grandi obesi, cioè coloro che hanno un indice di massa corporea maggiore o uguale a 40. Questa quota, nel 2008, è dello 0,5%. La percentuale di diabetici tra i grandi obesi è di oltre il 24%.
L’obesità infantile
La sorveglianza in età infantile effettuata dal sistema di monitoraggio OKkio alla SALUTE fornisce dati misurati sullo stato ponderale dei bambini delle scuole primarie (6-10 anni), degli stili nutrizionali, dell’abitudine all’esercizio fisico e delle eventuali iniziative scolastiche che favoriscono una sana alimentazione e l’attività fisica.Avviato per la prima volta nel 2008, OKkio alla Salute ha una periodicità di raccolta dati biennale, e fa parte del progetto dell’Oms Europa “Childhood Obesity Surveillance Initiative”.
Nell'ottobre 2010, la raccolta di dati ha misurato oltre 42.000 bambini della terza classe delle scuole primarie e ha fornito risultati non molto dissimili da quanto rilevato nel 2008. Nel 2010, la prevalenza di sovrappeso e obesità è pari al 23% e all’11%, rispettivamente, nel 2008 le percentuali erano del 24% per il sovrappeso e del 12% per l’obesità.
Lo studio ha messo in luce la grande diffusione tra i bambini di abitudini alimentari che predispongono all’aumento di peso. In particolare, è emerso che: il 9% dei bambini non fa colazione, il 30% la fa in maniera non adeguata, circa il 50% consuma bevande zuccherate e/o gassate nell’arco della giornata e 1 bambino su 4 non mangia quotidianamente frutta e/o verdura.
Inoltre, quasi 1 bambino su 2 ha la televisione in camera e 1 bambino su 5 pratica sport per non più di un’ora a settimana.
Secondo le informazioni fornite da OKkio alla Salute, gli stessi genitori sembrano sottovalutare il problema: quasi 4 mamme su 10 (36%) di bambini con eccesso ponderale non ritengono che il proprio figlio abbia un peso eccessivo rispetto all’altezza.
L’obesità nei giovani
Hbsc (Health Behaviour in School-aged Children - Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare) è uno studio multicentrico internazionale a cui l’Italia ha aderito nel 2000, che ha lo scopo di incrementare le conoscenze sulla salute dei giovani (11, 13 e 15 anni), con particolare attenzione a: abitudini alimentari, immagine corporea, attività fisica e tempo libero, comportamenti a rischio, salute e benessere percepito, contesto familiare, gruppo di pari e ambiente scolastico.
L’indagine, che ha una periodicità di raccolta dati quadriennale, è coordinata dalle Università di Torino, Siena e Padova e nel 2010, come parte del progetto “Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni”, è stata realizzata, per la prima volta, su un campione di circa 4000 ragazzi in ciascuna regione.
I dati relativi a Hbsc, presentati in occasione del convegno del 12 ottobre 2010 hanno evidenziato che:
- l’eccesso ponderale diminuisce al crescere dell’età ed è maggiore nei maschi. La frequenza dei ragazzi in sovrappeso e obesi è più elevata negli 11enni (29,3% nei maschi e 19,5% nelle femmine) che nei 15enni (25,6% nei maschi e 12,3% nelle femmine)
- i giovani di 15 anni (47,5% dei maschi e 26,6% delle femmine) fanno meno attività fisica rispetto ai ragazzi di 13 (50,9% dei maschi e 33,7% delle femmine)
- tra i quindicenni, il 40% dei maschi e il 24% delle femmine dichiara di consumare alcol almeno una volta a settimana
- dichiara di fumare almeno una volta a settimana, il 19% dei quindicenni (sia maschi che femmine)
- si riscontra un minor consumo quotidiano di verdura nelle Regioni del Sud e tra i maschi.

Obesità




